liquirizia biologica di calabria
 
 
 

In Asia, dal 1000 A.C.
I medici cinesi la prescrivevano per curare la tosse, i disturbi del fegato e le intossicazioni alimentari. La medicina tibetana contemplava una ricetta di «lungavita» a base di sale e cinque erbe tra cui la liquirizia.

 

Gli Sciiti, mangiando esclusivamente formaggi di capra e liquirizia, riuscivano a camminare per molte ore nel deserto senza patire la sete. In India si usava una miscela di polveri di legno di Sappan, liquirizia e berberis asiatica per favorire, in chirurgia, la cicatrizzazione delle ferite.

 

Nella culla dell'Occidente
Per Greci e Romani aveva proprietà emollienti, espettoranti, antisettiche, antiflogistiche, fluidificanti e antispastiche. Il greco Discoride scriveva: «il succo di liquirizia giova nei casi di raucedine; esso è un buon medicamento nei bruciori di stomaco, nei dolori di petto e del fegato, bevuto col vino dolce giova nei crampi vescicali e nei dolori renali».

 

Ippocrate, Galeno, Teofrasto e Plinio il Vecchio la giudicavano insostituibile per combattere il mal di fegato, le gastriti, le coliche renali, le tossi convulse e, lavorata in pomata, era considerata un ottimo cicatrizzante per le ferite.

 

Plinio il Vecchio nella sua «Naturalis Historia» la consigliava in caso di tremori, spasmi muscolari, lombalgie, palpitazioni cardiache e perfino per contrastare la sterilità della donna.

 

Per porre rimedio ai vari malanni la liquirizia doveva essere assunta in preparazioni a base di carne e parti di iena (cervello, cosce, lombi e, per la sterilità, l’occhio), «sterilitatem mulierum emendari oculo (hyaenae) cum glycyrrhiza et aneto sumpto in cibo, promisso intra triduum conceptu» (Liber XXVIII), il concepimento era promesso in soli tre giorni!

 

Nel Medioevo e nelle corti del 700'
Nel Medioevo anche la medicina monastica tenne in conto le proprietà di questa pianta e ne confermò alcune di quelle trasmesse dall’antichità.


Palestro de Crescenzi nel trattato «De Agricoltura» dei primi del XIV secolo evidenzia: «Anco la regolizia masticata e tenuta sotto la lingua mitiga la sete e l’asprezza della lingua e della gola». Nei testi medici del Settecento, agli inappetenti era raccomandato di bere, prima e dopo i pasti, un bicchierino di vino in cui fosse stata posta a macerare una radice di liquirizia.

 

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